Una leggenda popolare narra che il gioco della Cavilholo fu portato da Abbadia Alpina (Pinerolo) fino a San Martino (Perrero), andando avanti con il gioco su tutto il tragitto.
Sembra che, fin dai secoli passati, il gioco si svolgesse a Pasqua, una sola volta all’anno nell’antico borgo di San Martino (val Germanasca), dai giovani più forti ed agili, divisi in due squadre. Iniziava dopo le funzioni pomeridiane, intorno alle 16, in un prato sopra il borgo di san Martino, fra le Borgate Salengo e Giordanengo. In passato aveva per palio una brenta di vino o una scrofa (crino); negli anni più recenti in cui era ancora stato fatto il gioco, più democraticamente, si dava un fiasco di vino.

Regole
I giocatori delle due squadre si muniscono ognuno d’un pezzo di legno lungo circa 40 cm forgiato a Y, con tre punte appuntite, sotto la guida di un capogioco munito d’un rustico bastone di legno, ch’egli, dal punto di partenza, lancia il più lontano possibile nel prato antistante ad una grangia del luogo.
Segue il lancio delle singole cavigliole, fatte roteare verticalmente, nella direzione del bastone. Quindi l’organizzatore del gioco verifica la posizione di quella più vicina e di quella più distante dal bastone, ad esse pratica una intaccatura. Quando dopo numerose prove una cavigliola ha ottenuto il numero predisposto di tacche  la squadra cui essa appartiene viene dichiarata perdente e dovrà perciò sottostare al pagamento della posta in gioco.

Si racconta che durante la prima guerra mondiale, quando i giovani erano tutti al fronte, furono le ragazze a giocare e che, nel 1944, durante un rastrellamento dei tedeschi, non si volle comunque desistere. Tanto impegno e così singolare costanza erano volti ad evitare che il paese perdesse il diritto di bandire il gioco: ciò sarebbe accaduto, infatti, se si fosse lasciata trascorrere una domenica di Pasqua senza farlo.

 


L’associazione Vallescura nasce l’8 novembre del 1997 in val Germanasca, nel comune di Massello, nell’ area metropolitana di Torino, con l’obiettivo di salvaguardare le piccole realtà locali della valle.
Negli anni l’associazione è cresciuta come numero di soci e come intenti, in risposta alla costante tendenza allo spopolamento della valle e alla conseguente perdita d’identità propria del luogo.
Per proteggere questa identità e salvaguardare il patrimonio della valle, l’associazione ha organizzato negli anni una serie di attività:

• documentari in lingua locale (lou patouà – provenzale alpino) con interviste ad anziani, uomini e donne che hanno vissuto e contribuito a costruire l’identità del territorio

• escursioni sui sentieri di valle per trasmettere il valore di quelle vie di comunicazione, un tempo fondamentali per tutte le attività

• corsi di potaturaintreccio di cesti in viminierboristeria, con l’intento di conservare e tramandare il patrimonio materiale e immateriale locale

• presentazioni di libri di autori locali che meritano maggiore visibilità

L’associazione si è anche occupata della pulizia di alcuni siti archeologici, importanti testimonianze storiche trascurate e mai valorizzate, in particolare l’antica Chiesa di San Martino.

Ha operato al fine di promuovere le relazioni fra coltivatori, che da poco hanno intrapreso un percorso di collaborazione con l’intento di stimolare una economia circolare tesa a uno sviluppo di valle.

L’associazione si pone infine l’obiettivo di sensibilizzare chi vorrà riabitare la valle al rispetto dei luoghi e delle tradizioni di chi li ha preceduti. Tutti noi siamo sempre “eredi” del lavoro di qualcun altro, soprattutto in un’area alpina dove, più di qualsiasi altro luogo, l’uomo è ospite e non proprietario.

Il lavoro da fare è ancora tanto: la raccolta delle interviste, la pulizia dei sentieri, la ricerca di fondi per il restauro dei beni, e soprattutto continuare a fare comunità ed accogliere sempre nuove persone che possano aiutarci nel coltivare l’identità dei luoghi.